www.borgosabotino.it

 
  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Caporalato, obbligo di firma per un imprenditore agricolo di Latina

Le indagini dei carabinieri sono state intraprese a seguito di un controllo presso un’azienda agricola a Borgo Sabotino

Carabinieri del Comando Provinciale di Latina, unitamente a quelli del locale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, nella mattinata di ieri  hanno dato esecuzione ad un'ordinanza dispositiva dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.  Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Latina, Dott. Pierpaolo Bortone, su richiesta del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, Dott.ssa Cristina Pigozzo, nei confronti di un imprenditore, D.B. P., 74 enne di origini campane da tempo trapiantato a Latina, ritenuto responsabile di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro" (c.d. caporalato).

Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo in collaborazione con il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, sono state intraprese a seguito di un controllo presso un'azienda agricola sita a Latina - Borgo Sabotino, effettuata nel mese di marzo u.s. nell'ambito delle consuete verifiche in materia di lavoro nel settore agroalimentare.
Già dalle prime fasi dell'attività ispettiva è emerso che nell'azienda erano impiegati due lavoratori, un italiano ed un cittadino indiano, sottoposti a gravi forme di sfruttamento. Immediati accertamenti e successive verifiche consentivano di acclarare che il D.B. P., il quale gestiva di fatto l'azienda intestata alla figlia, corrispondeva ai due lavoratori retribuzioni in palese difformità dai contratti collettivi di settore e comunque in modo sproporzionato rispetto alla quantità di lavoro svolto. I due dipendenti venivano infatti impiegati per un orario lavorativo di circa 11 ore al giorno per sette giorni la settimana, senza usufruire di riposo settimanale né di ferie retribuite ed inoltre non venivano corrisposti i dovuti contributi previdenziali ed assistenziali.  Si appurava inoltre che gli stessi, sin dalla loro assunzione (dal 2008 il cittadino italiano, dal 2012 quello indiano), vivevano in situazioni alloggiative degradanti, ovvero in due roulotte posizionate all'interno di un capannone presso la citata azienda agricola, in assenza di servizi igienici. Al D.B.P., veniva inoltre contestata l'aggravante delle minacce nei confronti del cittadino indiano al quale, approfittando della sua situazione di bisogno, veniva prospettato in più circostanze l'allontanamento dall'azienda.Latinaoggi.eu-28.11.2017

 

 

chi è on-line

 13 visitatori online

Sostieni il Borgo

Importo: 


Banner

passo genovese