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Cenni storici

Nel 1931 i lavori di bonifica idraulica nella pianura di Piscinara raggiunsero un buon grado di efficienza: l’apertura dei canali stava mettendo all’asciutto le zone paludose, mentre le strade di bonifica rendevano accessibili, senza troppi disagi, i territori più desolati ed impervi: era l’attuazione della trasformazione fondiaria ed del ripopolamento delle terre abbandonate da secoli, fortemente voluta dal governo fascista.

L’azione verso il fine anzidetto venne realizzata con tre distinte iniziative: i grandi latifondi vennero affidati all’Opera Nazionale per i Combattimenti perché li espropriasse e li appoderasse, gli agricoltori vennero aiutati ad appoderare, in tutto o in parte, i loro territori e le vaste proprietà comunali, gravate di usi civici, vennero affidate ad un Commissario Speciale che doveva curare l’immissione nei poderi di coloni scelti tra gli antichi partecipante al bene comune. Si trattò, perciò, non soltanto della messa in opera della teoria del ruralismo fascista relativa al mito del colono bonificatore e vivificatore di terre malate, quanto soprattutto di una colonizzazione interna dovuta anche ad una politica di crescita demografica. La bonifica dei terreni paludosi, contribuì, quindi, ad unificare le masse rurali provenienti da zone geografiche differenti, in quanto le attività di risanamento idraulico portarono anche alla condivisione dei valori propagandati dal regime fascista.

Così nel Febbraio del 1933 il podestà di Littoria, Valentino Orsolini Cancelli, modificò la denominazione di questi borghi, sostituendo i nomi precedenti con quelli di battaglie famose della I° guerra mondiale, considerata dal popolo italiano come un completamento delle lotte risorgimentali per la libertà. Questa politica “aggregazioni sta” mirava, quindi, alla creazione di un senso di “appartenenza” verso le comunità rurali che si stavano sviluppando nell’Agro Pontino. Fulcro centrale di questa politica fu non soltanto la costruzione di edifici laici con carattere d’uso ( scuole, casa del fascio, ambulatori ), ma anche l’edificazione di chiese ed oratori, che, se in un progetto di sviluppo urbanistico erano legate ad esigenze di fede, costituivano probabilmente per la maggioranza della popolazione, spesso con una bassa scolarizzazione, se non inesistente, l’unico centro di vita sociale non imposto direttamente dal regime. Anche l’intitolazione di questi luoghi di culto rispecchiò questa scelta associativa, in quanto si privilegiarono o figure di Santi molto venerati o i fondamenti della religione cattolica: la Vergine Maria e il Salvatore. Ciò contribuì ad una affermazione estremamente veloce verso l’Agro bonificato delle popolazioni non autoctone. Per quanto riguarda gli edifici d’uso civile ed abitativo a partire dal 1932, furono costruite numerose case coloniche dall’O.N.C., da proprietari privati (Caetani, Di Stefano, Zannelli, Palestrina, Condorelli, Rappini, ecc. ) e dalle Università Agrarie di Sermoneta, di Cisterna e di Bassiano.

Il Consorzio della Bonifica di Piscinara aveva costruito, invece, nel periodo 1928/1930 i villaggi di Sessano ( Borgo Podgora ), Doganella,
Capograssa ( Borgo San Michele ), Passo Genovese ( Borgo Sabotino ) e Casal dei Pini ( Borgo Grappa ).Nel 1932, entrato in fase di attuazione il programma degli appoderamenti delle Università Agrarie, il Consorzio si preoccupò di dare ai nuovi coloni i necessari centri di servizio, con l’ampliamento del villaggio Littoria-Stazione ( 1934). L’appoderamento di Cisterna venne completato con il villaggio di Pantano ( 1934 ) ribattezzato poi Borgo Flora, mentre quello di Bassiano fu completato con il nome di Borgo San Donato ( 1934 ) dal nome della preesistente selva, parte della grande foresta che una volta si estendeva compatta lungo il litorale pontino.Dal canto suo nel 1932 l’Opera Combattenti edificò Borgo Piave ( in località Passo Barabini ), Borgo Isonzo ( in località Bivio Antonini ), Borgo Carso ( in località La Botte ), Borgo Pasubio, Borgo Bainsizza ( in località Piano Rosso ), Borgo Faiti ( in località Foro Appio ), Borgo Montello ( già Conca ), Borgo Vodice, Borgo Hermada ( in località Macchia di Piano ) e Borgo Montenero. Aggiunse inoltre, altri fabbricati ai villaggi operai di Podgora, Sabotino, Grappa e San Michele edificati dal Consorzio di Bonifica.

Borgo Sabotino ( lotto 31 ) nacque nel 1929 col nome di Villaggio operaio a Passo Genovese. il villaggio venne costruito, per concessione avuta dallo Stato, dal Consorzio della Bonifica di Piscinara, senza l'intervento di appaltatori, ma a mezzo di un cantiere direttamente gestito, denominato Cantiere di Foce Verde. Il progetto di esso è compreso, quale allegato esecutivo, nel Progetto Generale della Bonifica del 1929.
 

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